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Gli Stati Uniti accelerano sull’impiego di droni di terra armati

THeMIS UGV di Milrem Robotics e FN Herstal
THeMIS UGV di Milrem Robotics e FN Herstal

Al Pentagono aumenta l’interesse per i droni di terra (Unmanned Ground Vehicle, UGV) armati, a supporto delle attività belliche di fanteria.

Fra meno di un anno a Fort Carson, in Colorado, inizieranno le prove sul campo dei veicoli di combattimento M2 Bradley. Durante le esercitazioni lo US Army utilizzerà anche dei mezzi Bradley denominati Mission Enabler Technologies-Demonstrators (MET-D), che saranno utilizzati per controllare i droni da remoto.

Inoltre a giugno l’esercito USA ha dichiarato che svilupperà un UGV armato di un cannone automatico da 20 a 50mm, chiamato Robotic Combat Vehicle-Medium (RCV-M), per combattere assieme alle unità di fanteria e fornire potenza di fuoco contro veicoli corazzati.

Due articoli per saperne di più: U.S. military shifting research and technology development toward armed robotic ground vehicles e The US Army will test armored robotic vehicles in 2020

Nuovo sistema anti-drone per l’esercito USA

L’esercito USA ha testato con successo un prototipo di Counter-Unmanned Aerial System (C-UAS), in sostanza un sistema anti-drone, capace di identificare droni nemici e di fornire in tempo reale alle truppe indicazioni di puntamento.

I soldati della 3rd Brigade Combat Team, 1st Cavalry Division (3/1 CD) – nel corso di un addestramento presso il National Training Center nel deserto del Mojave, in California – hanno integrato nelle loro operazioni il prototipo del C-UAS. Il sistema ha individuato quelli che l’esercito ha definito “piccoli droni comuni” (quindi probabilmente droni commerciali con apparecchiature e frequenze radio standard) e si è integrato con gli esistenti protocolli SIGINT per fornire informazioni sul targeting direttamente alla squadra, che ha poi proceduto all’abbattimento dei droni “nemici” con forza cinetica.

L’articolo dello US Army che ne dà notizia spiega con dovizia di particolari come si sia arrivati al prototipo da input interni all’esercito e quanto sia importante l’integrazione del nuovo sistema anti-drone con i protocolli esistenti.

La US Air Force apre un nuovo centro per la difesa cibernetica degli armamenti

Lockheed Martin F-16 in decollo
Lockheed Martin F-16 in decollo

La US Air Force ha aperto un nuovo centro per la difesa cibernetica presso la base di Wright-Patterson a Dayton, in Ohio. Il centro, aperto con l’aiuto del Cyber Resiliency Office for Weapons Systems, sarà specializzato nella protezione dei sistemi d’arma dagli attacchi cyber, con particolare attenzione ai caccia e ai bombardieri della US Air Force.

L’anno scorso fece scalpore un rapporto del Government Accountability Office che evidenziava le pericolose vulnerabilità degli armamenti USA agli attacchi cibernetici. Il nuovo centro della US Air Force, costato 1,5 milioni di dollari, servirà proprio a fornire un punto d’incontro e di informazione su questi temi, per aumentare la resilienza dei sistemi d’arma contro gli attacchi informatici.

Per saperne di più: Wright-Patterson AFB opens cyber defense facility

Gli Stati Uniti lanciano attacchi cibernetici contro l’Iran

Pochi giorni fa lo U.S. Cyber Command ha lanciato un attacco cibernetico contro l’Iran, in risposta all’abbattimento di un drone statunitense avvenuto giovedì scorso.

Gli attacchi sono stati indirizzati contro strutture militari, in particolare verso sistemi informatici usati dall’Iran per il lancio di missili, come riportato dal Washington Post.
Gli Stati Uniti lanciano attacchi cibernetici contro l’Iran
Da notare che, sempre secondo il post, gli attacchi sono stati lanciati giovedì sera, lo stesso giorno dell’abbattimento del drone. È quindi ovvio pensare che essi fossero in preparazione già da tempo, e che gli Stati Uniti aspettassero l’occasione giusta per attaccare.

Secondo la stampa l’attacco cibernetico avrebbe distrutto i centri informatici di comando e controllo iraniani, senza causare vittime. Dal canto suo l’Iran, tramite il suo ministro alle telecomunicazioni, risponde che “nessun attacco ha avuto successo“, negando che vi siano stati danni.

Il Pentagono vuole droni che individuino sommergibili nemici

Con la richiesta numero HQ0034-19-RWP-SCO1, i ricercatori del Department of Defense chiedono all’industria di sottoporre progetti per droni equipaggiati con dispositivi MAD (Magnetic Anomaly Detector), ovvero rilevatori di anomalie magnetiche del campo terrestre.

Tali magnetometri sono in grado di rilevare piccole variazioni nel campo magnetico terrestre, che nel caso specifico consentono di individuare i sottomarini anche quando sono in immersione.

Lo Strategic Capabilities Office del Pentagono vuole un drone equipaggiato con un MAD che possa essere lanciato da un Boeing P-8 Poseidon, un aereo da pattugliamento marittimo in forza alla US Navy, per questo motivo il drone non dovrà pesare più di 36 libbre (circa 16 kg), dovrà avere un’autonomia di 45 minuti e dovrà raggiungere la velocità di 90 nodi (ca. 166km/h).

Per saperne di più: Industry asked to develop magnetic anomaly detector (MAD)-equipped UAV for anti-submarine warfare (ASW)

Il Pentagono ha acquistato per anni prodotti contraffatti in Cina

Vi siete mai ritrovati a comprare, a vostra insaputa, un prodotto contraffatto spacciato per originale? Se vi è già capitato, consolatevi col fatto che non siete i soli: è successo anche al Dipartimento della Difesa, ed è costato la bellezza di venti milioni di dollari.

Dal Gennaio 2013 all’Ottobre 2018 un fornitore di New York ha fatto produrre in Cina materiale che avrebbe dovuto essere fabbricato negli Stati Uniti o in un ristretto elenco di Paesi autorizzati (dal quale non figura la Cina).

I proprietari dell’azienda inviavano ai loro fornitori cinesi indicazioni su come produrre i materiali e su cosa scrivere sulle etichette, come indicato in un documento della Corte distrettuale dove è aperto il caso. Il materiale veniva quindi venduto ad altri grossisti che rifornivano il Pentagono e diverse agenzie governative.

Inutile dire che i prodotti spacciati per “made in USA” non avevano i requisiti richiesti dai clienti. Almeno 200 parka per la U.S. Air Force non avevano i requisiti di camuffamento necessari contro i visori notturni, mentre altro materiale venduto come ignifugo non era per niente resistente al fuoco.

Per saperne di più: DoD bought phony military gear made in China, including counter-night vision clothing that didn’t actually work

L’ambasciata UE a Mosca vittima di un attacco cibernetico persistente

Dal febbraio del 2017 l’ambasciata dell’Unione Europea a Mosca è stata vittima di un attacco cibernetico che si è protratto per più di due anni.

Il sito BuzzFeed News ha avuto modo di visionare un documento interno dovi si parla di “un sofisticato evento di cyber-spionaggio” scoperto solo nell’aprile di quest’anno, ma il Servizio europeo per l’azione esterna (l’agenzia UE che fa capo a Federica Mogherini) non ha mai reso noto l’incidente.

La fonte anonima che ha rivelato la notizia sostiene che dietro l’attacco si pensa vi siano hacker russi. Un portavoce dell’agenzia, dietro alle richieste della testata, ha ammesso che sono stati osservati “potenziali segni di compromissione di sistemi collegati alla rete non classificata della delegazione di Mosca”.

Il rapporto riservato parla di almeno due computer colpiti e afferma che sono state sottratte informazioni, ma non si sa ancora quante e quali informazioni siano state rubate in questi due anni di “permanenza” degli hacker nei sistemi dell’ambasciata europea.

Per saperne di più: The EU’s Embassy In Russia Was Hacked But The EU Kept It A Secret

Le corse di droni ad alta velocità interessano le forze armate USA

Lasciare che un drone navighi autonomamente in un ambiente chiuso, magari ad alta velocità o con la necessità di compiere manovre repentine, comporta problemi non indifferenti.

In ambienti chiusi le telecamere giocano un ruolo fondamentale per consentire al drone di orientarsi, ma le immagini devono essere elaborate in tempo reale dall’intelligenza artificiale per permettere al drone di “vedere” dove si trova. E se il drone deve scansarsi di colpo, ad esempio per evitare un ostacolo in movimento, le telecamere possono produrre immagini confuse, sfocate, o diverse fonti di luce possono entrare improvvisamente nel campo visivo e complicare ulteriormente la situazione.

Questo è un problema che preoccupa, fra gli altri, il Pentagono e le aziende che lavorano nel comparto della difesa. Droni che operino autonomamente al chiuso sono necessari per compiti di ricognizione, salvataggio, oltre che ovviamente per scopi bellici. Il più importante fornitore militare americano cerca una risposta a questi problemi nelle gare di droni ad alta velocità.

Il team dell’Università di Zurigo ha predisposto un dataset per aiutare altre squadre ad addestrare le reti neurali delle loro intelligenze artificiali. Gif: University of Zurich/IEEE Spectrum

Lockheed Martin ha organizzato la competizione AlphaPilot, una serie di corse di droni a squadre che coinvolge nove team e che farà vincere alla squadra del drone più veloce un primo premio di oltre 2 milioni di dollari.

I droni dovranno essere guidati unicamente da un software di intelligenza artificiale, senza interventi umani né navigazioni programmate.

In palio inoltre anche un premio di 250.000 dollari al primo team che con la propria IA batterà un esperto drone racer umano.

Per saperne di più: To Fly Solo, Racing Drones Have a Need for AI Speed Training

Il MIT e la US Air Force insieme per l’intelligenza artificiale

La US Air Force ha iniziato una collaborazione con il Massachusetts Institute of Technology per creare l’Air Force Artificial Intelligence Accelerator, un centro che – precisano i militari – si concentrerà sugli usi “per il bene pubblico” dell’intelligenza artificiale, e non per lo sviluppo o il potenziamento di armamenti.

L’IA sarà una componente essenziale della “science and technology strategy“, un piano dell’Air Force pubblicato ad aprile che ha l’obiettivo di sfruttare i benefici delle nuove tecnologie più velocemente ed efficacemente.

Il nuovo accordo costerà ai militari 15 milioni di dollari l’anno per finanziare le attività di undici ricercatori che al MIT lavoreranno assieme a studenti e professori su svariati progetti. Le collaborazioni con le forze armate non sono una novità per il MIT, che già nel 1951 aprì il Lincoln Laboratory in partnership con il Pentagono.

Per saperne di più: The US Air Force is enlisting MIT to help sharpen its AI skills

Il Regno Unito spenderà altri 22 milioni di sterline per potenziare l’offensiva cibernetica

Dopo aver investito quasi due miliardi di sterline per la National Cyber Security Strategy, il Ministero della Difesa del Regno Unito ha promesso ulteriori 22 milioni di sterline (quasi 25 milioni di Euro) per la realizzazione di centri di operazioni cibernetiche della British Army.

I centri saranno attivi 24 ore su 24 e si concentreranno sulle attività offensivecombinando intelligenza artificiale con i nostri analisti militari“, come ha dichiarato il Maggior Generale Tom Copinger-Symes.

Farà parte dei loro compiti anche combattere la disinformazione nemica, difendere le strutture britanniche dalle minacce informatiche (ricordiamo che nel 2017 il malware WannaCry causò molti danni alla sanità UK) e offrire supporto alle operazioni militari all’estero.

Russia, Cina e Corea del Nord sono i tre Paesi menzionati in modo specifico dalla Ministra della Difesa Penny Mordaunt come esempi sull’origine di possibili attacchi.

Per saperne di più: Defence Secretary commits £22m to fund Army cyber operations centres

Plum Island, dove DARPA testa gli effetti delle cyber-aggressioni alle reti elettriche

Plum Island è una piccola isola nello Stato di New York, all’estremità nord-orientale di Long Island. L’isola – di proprietà del Department of Homeland Security – è pressoché disabitata, ma ogni sei mesi viene usata dalla Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA) del Pentagono per effettuare test su attacchi cibernetici alla rete elettrica.

In particolare i test servono per addestrare le squadre a ripristinare l’energia mentre sono sotto attacco informatico. Secondo Walter Weiss, il manager del programma intervistato da Business Insider, la difficoltà maggiore sta nell’effettuare le riparazioni senza poter contare su luce, telefoni o accesso alle reti informatiche. Gli esercizi costringono le squadre a contare solo su se stesse, diminuendo la dipendenza dalle comunicazioni e dagli altri team, oltre che dalle attrezzature moderne.

Queste condizioni estreme dovrebbero addestrare i team e i loro componenti a contrastare situazioni “al limite”, con attacchi che non solo danneggiano e mettono fuori uso le reti elettriche, ma che continuano a colpire senza sosta rendendo inutilizzabili le reti informatiche e costringendo i soccorritori a usare solo mezzi di fortuna.

Finora non sono stati registrati negli USA attacchi distruttivi alle reti energetiche, ma secondo i servizi di sicurezza statunitensi hacker russi in passato sarebbero già riusciti a infiltrare piccole aziende energetiche, effettuando ricognizioni e rubando informazioni sui sistemi ICS (Industrial Control System).

Per saperne di più: The Pentagon has its own island off New York where nobody can go that it’s using to run war games for a giant cyber attack on power grid

Attacchi cyber previsti dal patto di difesa fra USA e Giappone, che intanto limita gli investimenti stranieri nell’hi-tech

USA e Giappone

Durante la visita di Donald Trump in Giappone, il presidente USA e il Primo Ministro giapponese Shinzo Abe hanno confermato che il patto di difesa bilaterale fra i due Paesi include anche gli attacchi cibernetici.

Nelle note del vertice è stato stabilito infatti che un attacco cibernetico potrebbe, in determinate circostanze da ponderare a seconda dei casi, rappresentare un attacco armato come previsto dall’articolo V dell’accordo di difesa.

Il Giappone inoltre includerà, a partire dal prossimo 1 Agosto, il settore tecnologico fra quelli con restrizioni agli investimenti stranieri. Ogni investimento estero nelle aziende del settore quotate in borsa pari o superiore al 10% andrà segnalato al Governo, che potrà bloccarlo. Lo stesso varrà per qualsiasi acquisto di azioni di aziende non quotate.

Per saperne di più: Japan to limit foreign ownership of firms in its IT, telecom sectors

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