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La Russia disconnette da Internet la sua rete di emergenza

Russia cybersecurity

La Russia sta portando avanti il suo progetto di una rete nazionale che possa funzionare – in caso di attacco straniero – completamente disconnessa da Internet. Runet, questo il nome della rete “sovrana”, è concepita per consentire al Paese di tenere attivi i servizi informatici essenziali anche nel corso di pesanti attacchi cibernetici alle sue infrastrutture telematiche.

Ministeri, uffici governativi, utilities, aziende di telecomunicazioni e altre infrastrutture critiche saranno tutte connesse a Runet, che in questi giorni ha passato alcuni importanti test di disconnessione controllata, e che secondo i piani del Cremlino sarà pienamente operativa nel 2021.

Link: Russia successfully disconnected its homegrown RuNet from the Internet

Uno studio commissionato dal Pentagono riflette sui soldati del 2050: cyborg a tutti gli effetti

Il gruppo di studio del Pentagono denominato “Biotechnologies for Health and Human Performance Council” ha recentemente pubblicato un’ipotesi su come saranno i soldati del 2050, con potenziamenti cibernetici e fusioni uomo/macchina degne dei migliori (o peggiori) film di fantascienza.

Il rapporto ufficiale, nel quale si fa chiaramente riferimento ai “cyborg“, è stato pubblicato dallo U.S. Army Combat Capabilities Development CommandChemical Biological Center, e potete leggerlo al link qui in basso.

Cyborg Soldier 2050: Human/Machine Fusion and the Impact for the Future of the DOD

Un riassunto del rapporto è disponibile presso il sito dello US Army chiamato (non è uno scherzo) mad scientist laboratory.

US Army: i robot militari dovrebbero comprendere gli ordini come fanno i cani

Tabella dal rapporto del Robotics Collaborative Technology Alliance
Tabella dal rapporto del Robotics Collaborative Technology Alliance

In un futuro remoto l’intelligenza artificiale potrà anche superare gli esseri umani, ma per ora le forze armate statunitensi si accontenterebbero di un livello di comprensione “canino”.

È il paragone con il miglior amico dell’uomo che viene usato più frequentemente per far capire l’obiettivo che si sono posti allo US Army Research Laboratory (ARL). I robot militari, proprio come fanno oggi i cani, dovrebbero essere in grado di comprendere gli ordini – vocali o a gesti – portando a termine la missione da soli e tornando alla base per fare rapporto. Il tutto con il necessario livello di autonomia che renda superflua la costante supervisione che oggi è indispensabile applicare quando si opera un robot.

Robot del genere sarebbero in grado ad esempio di andare in avanscoperta autonomamente per condurre compiti sufficientemente complessi, come segnalare esplosivi improvvisati o riconoscere possibili agguati nemici.

È proprio di questo che si è occupato per dieci anni il progetto Robotics Collaborative Technology Alliance dell’ARL, assieme a ricercatori provenienti dal MIT, Carnegie Mellon, NASA JPL e Boston Dynamics. Ora i risultati sono stati presentati e sono consultabili nel rapporto ufficiale (pdf) scaricabile dal sito dell’ARL (nota: quando l’ho scaricato io il sito era molto lento e spesso non funzionava, se avete problemi a scaricare il PDF dal link precedente potete provare questo link alternativo che punta al PDF reso disponibile sul server di Cyberdifesa).

EWPMT: un dispositivo per la superiorità elettromagnetica in battaglia

Una schermata dell'Electronic Warfare Planning and Management Tool di Raytheon
Una schermata dell'Electronic Warfare Planning and Management Tool di Raytheon

L’esercito americano sta portando avanti l’implementazione dell’Electronic Warfare Planning and Management Tool (EWPMT), un dispositivo sviluppato da Raytheon che consentirà agli operatori militari di ottenere in tempo reale situational awareness dello spettro elettromagnetico (EMS).

Scopo del dispositivo è quello di aiutare a gestire il congestionamento dello spettro tipico di un campo di battaglia moderno, in particolare il controllo dei sensori e di altri sistemi EMS. La gestione dello spettro in battaglia, o Electromagnetic Battle Management (EMBM), consente ad esempio di stabilire quanti droni è possibile impiegare in una singola azione, senza contare che una gestione condivisa con gli alleati eviterebbe l'”occupazione amica” delle frequenze durante le operazioni congiunte.

Lo sviluppo dell’EWPMT è iniziato nel 2014 e il dispiegamento avverrà come previsto nel 2021. Per saperne di più: U.S. Army in Final Stages of Developing EW Software Tool for Battle Management

USA: in caso di attacchi cibernetici gli enti locali potranno chiamare la Guardia Nazionale

La Guardia Nazionale USA ha confermato di essere pronta a “mobilitare le sue cyberdifese” in caso di un attacco cibernetico potenzialmente devastante.

Recentemente l’organismo è stato chiamato da enti locali USA, in particolare scuole e città, per arginare la piaga del ransomware, come ha spiegato il Generale dell’Air Force Joseph L. Lengyel, comandante del National Guard Bureau. Solo in Texas a giugno ben 22 contee hanno subìto attacchi ransomware.

Anche a livello statale la Guarda Nazionale sta iniziando a istituire task force locali di difesa cibernetica, come hanno già fatto gli Stati dell’Illinois e dell’Indiana.

Su Defence Blog si può leggere l’intervista completa al Gen. Lengyel.

Il Defense Innovation Board presenta alla Difesa USA i principi etici per l’intelligenza artificiale

Il Defense Innovation Board del Pentagono, un gruppo di 16 esperti di tecnologia guidati dall’ex CEO di Google Eric Schmidt, ha approvato un documento sui principi etici dell’intelligenza artificiale da presentare al Dipartimento della Difesa USA.

Le 12 raccomandazioni che dovranno guidare le scelte delle forze armate statunitensi riguardanti l’intelligenza artificiale sono raggruppate in cinque principi etici: responsabilità, equità, tracciabilità, affidabilità e governabilità.

Il documento – non ancora pubblico – afferma che gli esseri umani dovranno restare responsabili degli “sviluppi, applicazioni e risultati” dei sistemi AI, e che questi ultimi dovranno essere liberi da pregiudizi (bias) che causino “danni non intenzionali“. Da notare che i bias nelle applicazioni militari non sono da eliminare a prescindere, ma dovranno essere controllati e controllabili.

Molta enfasi anche sulla necessità di avere l’equivalente di un “pulsante d’emergenza” nei sistemi autonomi, affinché un essere umano possa spegnerli in caso di comportamenti imprevisti.

L’Italia ha presentato in Qatar le sue competenze di cybersecurity e cyberdifesa

Durante Qitcom 2019, la fiera IT appena conclusasi in Qatar, l’Italia era presente con esponenti di alto profilo per presentare le sue competenze in ambito cybersecurity e cyberdifesa.

Dal 2017 le aziende italiane che si occupano di cybersecurity sono aumentate da 700 a oltre 2800, con un mercato nazionale di oltre 1 miliardo di Euro nel 2018. Negli ultimi anni, seppure in ritardo rispetto a molti altri Paesi, la sicurezza informatica ha iniziato a essere presa sul serio anche in Italia, che grazie alle capacità acquisite vuole iniziare a presentarsi come esportatore di competenze anziché mero consumatore di prodotti esteri.

Il Qatar è un palcoscenico interessante anche perché nel 2022 ospiterà i mondiali di calcio FIFA, e l’Italia si è resa disponibile a fornire soluzioni di sicurezza informatica agli stadi che ospiteranno le partite della manifestazione.

Erano presenti fra gli altri il sottosegretario alla Difesa Angelo Tofalo, che ha tenuto incontri bilaterali con esponenti del governo qatariota, il Prof. Roberto Baldoni, vicedirettore generale del Dis (Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza), l’ambasciatore italiano in Qatar Pasquale Salzano, il consigliere per la sicurezza del Ministero degli Esteri Carmine America.

Il Pentagono si prepara a lanciare esperimenti su larga scala per testare il 5G

Il mese prossimo il Dipartimento della Difesa USA pubblicherà una request for proposals con l’obiettivo di creare una serie di test sulle applicazioni 5G e la condivisione dello spettro. Il Pentagono cerca anzitutto quattro strutture militari per eseguire i test e sviluppare tre casi d’uso, ma secondo Lisa Porter – Deputy Under Secretary of Defense for Research and Engineering – questi numeri cresceranno man mano che il progetto si svilupperà.

I tre casi d’uso iniziali saranno i seguenti: 1) condivisione dinamica dello spettro, 2) integrazione di realtà aumentata e virtuale nella pianificazione e nell’addestramento alle missioni, sia in ambienti reali sia virtuali, e 3) magazzini intelligenti che sfruttino le capacità del 5G per migliorare la logistica.

Il fatto che diversi componenti hardware del 5G siano stati sviluppati da aziende straniere (leggi: cinesi) è tuttavia una circostanza che continua a preoccupare i vertici USA.

DARPA stanzia quasi 21 milioni di dollari per creare un’AI che conosca i propri limiti

La U.S. Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA) ha lanciato un progetto chiamato Competency-Aware Machine Learning (CAML) per creare un sistema autonomo che sia in grado di giudicare la propria adeguatezza a svolgere un compito.

In altre parole l’intelligenza artificiale – perché di AI stiamo parlando – dovrà essere in grado di eseguire un’auto-analisi per comprendere se è in grado o meno di svolgere un compito assegnatole, comunicando la risposta in termini chiari e comprensibili.

DARPA ha coinvolto quattro fornitori stanziando un totale di 20,9 milioni di dollari per questo progetto, fondamentale per cementare la fiducia degli operatori umani nei software autonomi, soprattutto in vista di un futuro dove esseri umani e software/macchine si troveranno sempre più a stretto contatto, anche in operazioni militari.

La Cina ha presentato in parata il nuovo drone supersonico WZ-8

Alla recente parata per i settant’anni della Repubblica Popolare Cinese sono stati fatti sfilare due droni WZ-8. Questo modello è stato progettato per acquisire intelligence ad alta quota con rapidità e contando sul fattore sorpresa, soprattutto quando i satelliti spia non sono disponibili.

Non si sa ancora molto del WZ-8, se non che viene lanciato direttamente in quota e può essere recuperato con una pista di atterraggio. Secondo un analista non può superare i 140.000 piedi e potrebbe arrivare a velocità fra 3,5 e 4,5 Mach.

Assegnato a Microsoft il contratto da 10 miliardi di dollari con il Pentagono

Il contratto per il Joint Enterprise Defense Infrastructure (JEDI) – la fornitura di una vasta infrastruttura cloud al Department of Defense della quale abbiamo già parlato qualche tempo fa – è stato assegnato a Microsoft, una delle aziende che aveva partecipato all’offerta, e non alla favorita Amazon.

A quanto sembra è stato Donald Trump in persona a bloccare l’assegnazione del contratto da 10 miliardi di dollari ad Amazon. C’è chi parla di una vendetta di Trump ai danni del CEO di Amazon Jeff Bezos, proprietario fra le altre cose del Washington Post, causata da una accesa rivalità fra i due.

Secondo Gartner Amazon detiene circa il 48% del mercato del cloud computing, contro il 17% di Microsoft.

Non è escluso che Amazon scelga di fare causa al Dipartimento della Difesa per la mancata assegnazione del contratto, visti anche i presunti interventi politici della Casa Bianca nella trattativa.

Per approfondire: Microsoft has beaten Amazon to the Pentagon’s $10 billion cloud computing contract

Tablet e cellulari in missione: distrazioni pericolose

Soldati e tablet

In zona di guerra, l’uso poco attento o comunque non disciplinato di device come tablet o smartphone potrebbe costare vite umane. Questa l’opinione di John Spencer, una carriera nella US Army e oggi Chair of Urban Warfare Studies presso il Modern War Institute a West Point.

Con uno smartphone è possibile consultare una mappa durante un pattugliamento, per vedere in tempo reale la posizione della squadra, oppure chiedere il supporto dell’artiglieria durante un combattimento, o controllare il video di un drone. Ma a fronte degli indiscutibili vantaggi bisogna riflettere anche sui potenziali rischi: avere gli occhi fissi su uno schermo significa non averli sulla strada, sui passanti, sulle finestre di un edificio.

Il multitasking umano in realtà non esiste, perché il peso cognitivo di effettuare un’operazione ci distrae dalle altre operazioni che dovremmo compiere, e secondo Spencer l’overload di task e di informazioni sul campo potrebbe avere il risultato di distrarre il soldato anziché metterlo in condizione di essere più efficiente.

Le soluzioni ci sono, ma vanno sperimentate. Come aumentare il numero di soldati in una squadra, assegnando solo ad alcuni il compito di controllare gli schermi. Studiare regole che obblighino la squadra a fermarsi e ad assumere una posizione difensiva nel caso in cui sia necessario fare uso dei device. O ancora, fornire le informazioni necessarie direttamente dall’elmetto, per minimizzare l’isolamento del militare dalla situazione.

Per approfondire: The Dangers of Distracted Fighting