Intelligenza artificiale sul campo di battaglia: quanta autonomia dare agli sciami di droni?

La US Air Force si interroga su quanta “intelligenza” (o autonomia) dare agli sciami di droni impiegati in missioni belliche.

Il Department of Defense ha già all’attivo diversi progetti che prevedono droni o mini-droni usati in “sciami”. Nel corso degli ultimi anni sono stati condotti test con droni rilasciati da aerei cargo o caccia, con possibilità di lavorare assieme e decidere autonomamente il modo migliore di arrivare al compimento della missione. In aree aperte o in ambienti urbani complessi. In certi casi anche senza copertura GPS.

Tuttavia queste tecnologie richiedono nuovi modi di pensare e programmare le missioni al Pentagono, in particolare per limitare le capacità di azione degli sciami. Ne è convinto Will Roper – Assistant Secretary for Acquisition, Technology and Logistics della US Air Force – che ritiene sia necessario progettare l’intelligenza artificiale di questi droni con molta cautela, in modo da “conternerne gli effetti” affinché essi svolgano la missione senza compiere “azioni indesiderate”.

Maggiori dettagli in questo articolo di Military.com: Pentagon Still Questioning How Smart to Make Its Drone Swarms

Ho iniziato a interessarmi di cybersecurity dal 1989, quando ho "trovato" il mio primo virus. Dal 1992 me ne occupo professionalmente: per oltre un decennio come collaboratore di testate specializzate (fra cui PC Professionale), poi come consulente del Ministro delle Comunicazioni su aspetti di sicurezza delle reti, quindi con collaborazioni sui medesimi temi con Telespazio (gruppo Finmeccanica). Oggi mi interesso di nuove tecnologie (AI) e cyber warfare. Sono socio fondatore del chapter italiano di Internet Society, membro dell’Associazione Italiana esperti in Infrastrutture Critiche (AIIC) e della Association for the Advancement of Artificial Intelligence (AAAI). Dal 2006 lavoro presso ESET Italia, dove ricopro il ruolo di Operations Manager.